obiettivi e direzione scelte

E tu, dove stai andando?

Se chiedessero ai miei studenti qual è la frase che mi definisce meglio, una di quelle che ripeto come un mantra, la risposta più probabile sarebbe: “le parole sono importanti”Sì, proprio come il Nanni Moretti in cuffia ed accappatoio di Palombella Rossa, solo un po’ meno esaurita (forse). 

Eppure, dopo anni di studio e di Coaching, ancora non ho trovato la definizione che vorrei, quella che racchiuda in due parole l’essenza di qualcosa così vasto e caleidoscopico. Quando pensiamo al Coaching, istintivamente, lo associamo a qualcosa di estremamente pratico e concreto  il che, in effetti, è corretto. Pensiamo: Coaching=obiettivi raggiunti. D’altra parte, siamo abituati ad osservare il Coaching applicato al mondo dello sport, oppure del business, dove la concretezza è una necessità.

Quando parliamo di Life Coaching, tuttavia, questo focus esclusivo sugli obiettivi “pratici” è particolarmente riduttivo. Il fatto è che molti di noi non hanno davvero nessuna difficoltà nel raggiungere gli obiettivi… anzi: basta sfidarci, basta che ci sia un’idea chiara del punto di arrivo e…sbaammmm ! Dritti, spiaccicati contro l’obiettivo.

“Che strano, però… lo desideravo tanto… E, ora che l’ho raggiunto, perché non mi sento come dovrei sentirmi?” “E come pensi che dovresti sentirti?” “Non so… eccitato, penso. O…soddisfatto di me stesso, immagino. Invece, niente: solo una grande stanchezza. Sfinimento. Anche un po’ quel senso “come di strappato dentro”.

Il fatto è che quando ci affanniamo a rincorrere obiettivi che non sono “nostri”… magari li raggiungiamo anche ma questo non fa che allontanarci dalla nostra direzione... ed in qualche modo, anche se non sempre razionalmente, noi lo sappiamo.

Ecco, io credo che la differenza vera stia qui: il vero valore del Coaching, intendo. Ha a che fare con la direzione: con la nostra direzione, prima ancora che con gli obiettivi.

Perché, se siamo davvero in contatto con noi stessi, se in ogni momento ci è chiaro dove vogliamo andare, chi vogliamo essere, allora gli obiettivi si definiscono da soli e raggiungerli… be’, a quel punto si tratta solo di togliere gli ostacoli dalla strada… oppure di raccoglierli e decidere cosa farne.

Il punto è che “decidere chi vogliamo essere”, spesso non è semplice: mentre quasi sempre sentiamo chi NON vogliamo essere, come NON vogliamo vivere e dove NON vogliamo stare, i condizionamenti che subiamo ci rendono difficile mettere a fuoco cosa vorremmo al posto di ciò che non ci va.

C’è questo articolo di qualche anno fa: un’infermiera che, per anni, ha assistito malati nelle ultime settimane della loro vita. Persone che sentivano, che sapevano di avere ormai poco, pochissimo tempo. Sembra che quando le persone capiscono di non avere più tempo, istintivamente, ripensino alla propria vita in maniera più critica: come è stato…come sarebbe potuto essere…se soltanto io…se soltanto gli altri… Insomma, questa infermiera ha raccolto le confidenze, i bilanci di vita di tantissime persone ed ha stilato una classifica. Ha messo in ordine i principali RIMPIANTI delle persone al termine della vita.

E lo sapete qual è il primo rimpianto ? #1 Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita fedele ai miei principi e non quella che gli altri si aspettavano da me. Da’ i brividi, vero ?

Già… anche perché sono tante, troppe, le persone che mostrano i sintomi di chi sta vivendo la vita di qualcun altro: il lavoro che non piace (“Con la crisi, sai, bisogna tenersi quel che c’è”), il matrimonio infelice con il fidanzato di sempre (“Dopo tanti anni, cosa vuoi, sposarsi era una scelta obbligata”), gli amici storici con i quali non abbiamo più niente da dire (“A quest’età è difficile fare nuove amicizie”) …

La notizia è questa (e non so se è buona): possiamo anche continuare a dare la colpa agli altri per le scelte che non abbiamo fatto e continuiamo a non fare; solo, non funziona. Non risolve le cose e non ci aiuta ad essere persone migliori, né più felici. Semplicemente: decidere di non scegliere, decidere di vivere come vittime di un mondo ingiusto e cattivo è comunque una scelta, che ci piaccia o no.

Virginia Satir diceva: “La vita non è come dovrebbe essere, è com’è. E’ il modo in cui l’affronti che fa la differenza”.

Non sto dicendo che sia facile. Sto dicendo che è possibile. E’ possibile e ripaga dello sforzo, fidati.

E, se non sai da dove partire, prova ad ascoltare Stephen Covey: parlando di direzione, lui dice “parti dalla fine”. Cosa vuol dire? Vuol dire che se non sai bene cosa fare del tuo presente, forse dovresti cambiare prospettiva: quando i giochi saranno ormai fatti, quando non ci sarà più tempo per cambiare le cose, per rimediare agli errori, per fare nuove scelte… in quel momento, chi vorresti essere?

Ecco, è tutto qui: il Coaching è qualcosa che ha a che fare con Te e con la Tua direzione. Se decidi di avvicinarti al Coaching, scegli di prenderti la responsabilità delle tue scelte, della tua direzione, della tua vita.

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