cielo nuvole tramonto NO

"NO" è solo una risposta

Nessuno dice che sia facile, soprattutto perché tutti ci siamo passati  almeno una volta. Una storia che finisce, una relazione che si sgretola, un grande amore che, in certi casi, forse non era nemmeno mai iniziato… Qualunque cosa fosse, quando si rompe fa male da morire.

Così, ci chiudiamo in noi stessi perché è troppo doloroso parlarne e poi gli altri non capirebbero. Loro, quelli felici, cosa vuoi che capiscano di questo dolore sordo, di questo sentirsi improvvisamente vuoti come un guscio d’uovo, inutili, indesiderati. Eppure, fino a ieri era tutto così perfetto: l’altro era dolce, amorevole, presente. E il nostro futuro insieme era così naturale, così “scontato”.

Cosa è successo, così improvvisamente, perché l’altro si allontanasse e ci allontanasse in questo modo? E giù domande. E dubbi. E congetture. Ci mettiamo in discussione  e questo è costruttivo. Ci chiediamo “cosa c’è in me che non va ?” e questo non serve ed è dannoso. Oppure ci diciamo che è l’altro ad essere sbagliato, una persona spregevole e indegna. E magari lo copriamo di insulti, di messaggi cattivi e insistenti inviati direttamente oppure affidati alla nostra pagina Facebook. E questo, oltre ad essere inutile, è ingiusto e offende la nostra intelligenza.

Quando le relazioni si sgretolano “senza una ragione” o quando senza una ragione non decollano, molto spesso non c’è niente di sbagliato, né in noi né nell’altro. Semplicemente, quello che abbiamo tentato di mettere insieme e far funzionare, non era fatto per funzionare insieme.

Quando una persona ci risponde di NO – che non vuole più stare con noi, che non vuole condividere il prossimo pezzo di strada insieme – abbiamo la tendenza a sentirci rifiutati come individui: come se l’altro ci stesse dicendo che siamo persone che non valgono, poco interessanti, poco attraenti in assoluto.  

Non c’è nulla di più falso e di più inutile da pensare. La persona che ci oppone il suo rifiuto ci sta semplicemente dicendo che quello che le stiamo proponendo , in quel momento e per lei, non va bene.  Perché, probabilmente, quella persona  in quel momento sta cercando qualcosa di diverso da quello che noi abbiamo scelto di proporle.

Cosa c’è di cattivo e di sbagliato in questo ? Nulla. Assolutamente nulla. Ognuno di noi ha il diritto di rifiutare ciò che in quel momento non lo rende felice , ciò che in quel momento non lo porta nella direzione in cui vuole andare. Che poi a qualcun altro questa scelta faccia male, è comprensibile. Ma c’è una bella differenza fra pensare che ci sia qualcosa di  sbagliato in noi (o negli altri) come persone o accettare che, evidentemente,  quello che avevamo da proporre, anche se a noi sembrava la cosa più preziosa del mondo, all’altro in quel  momento non interessava.

E nel momento in cui riusciamo ad accettarlo, ci accorgiamo di come il nostro continuare ad insistere,  a recriminare e a compiangerci pubblicamente,  non solo ci rende patetici  agli occhi del mondo; non solo fa sì che l’altro si irriti e inizi a chiedersi come aveva fatto a trovarci attraenti; ma soprattutto, ci rende patetici e ridicoli ai nostri stessi occhi e, alla fine,  è solo di questo che dovrebbe importarci veramente.

E allora, improvvisamente, ci guardiamo dentro e scopriamo che siamo pronti per riprenderci la nostra vita, la nostra energia e la nostra felicità. Che ci vogliamo abbastanza bene da pensare all’altro e dirci che in fondo è stato bello finché è stato ma adesso è ora di voltare pagina.

E grazie per quello che abbiamo condiviso fino ad ora: lo porterò con me come un ricordo prezioso ma ora è tempo di lasciarti andare. Vai per la tua strada, io ho una vita da riprendermi. Una vita in cui c’è finalmente qualcuno che mi ama e mi rispetta davvero:  perché, ora che mi sono ricordata quanto valgo, so che non smetterò più di amarmi.

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