per sfiorare un'anima umana

"Tuttavia, per sfiorare un'altra anima umana, devi semplicemente essere un'altra anima umana" C.G.Jung

“Qualcosa, però, può valer la pena di essere detto: rimani sempre coerente con le tue idee ed i tuoi principii  ma sappi metterti anche al posto degli altri…e non trattarli sempre come avversari!”

Era il giorno del mio diciottesimo compleanno quando i miei genitori mi scrissero questa lettera. Me la consegnarono insieme ad un orologio:  simbolo del tempo che passava rendendomi adulta  o, forse, sottile invito alla puntualità.
L’orologio non ce l’ho più: come molti oggetti che ho amato – forse non abbastanza – si dev’essere rotto, perso, nascosto in qualche luogo dove non riesco ad incontrarlo. Qualcuno una volta mi ha detto che non ho abbastanza cura dei ricordi: non credo. Ho molta cura dei miei ricordi: solo, non ho bisogno di oggetti per ricordarmi di ricordare.
Comunque, la lettera ce l’ho ancora.
A 18 anni ero mediamente carina, piuttosto brillante, decisamente ambiziosa, terribilmente arrogante. Il mondo era bianco o nero, le cose erano giuste o sbagliate, le persone erano con me o contro di me. Avevo molti principii, alcuni non convenzionali ma comunque incredibilmente saldi, per una che era al mondo da due giorni…

"Tuttavia, per sfiorare un'altra anima umana, devi semplicemente essere un'altra anima umana" C.G.Jung sfiorare un'altra anima umana

Paura di fallire? Poca. Dubbi sul mio potenziale? Tendenti allo zero. Ero pronta a volare – e lo avrei fatto pochi mesi dopo – con tutta la mia voglia di fare e di arrivare e con la certezza che, qualunque cosa fosse successa, sotto di me c’era una rete invisibile pronta a salvarmi o, almeno, a rallentare la caduta. Ma io non sarei caduta. Gli altri, forse. Quelli fragili. Quelli che non avevano niente da insegnarmi.
Quando  mio padre mi diede la lettera lessi tutto d’un fiato, gli occhi pieni di lacrime. Gli piaceva scrivere e sapeva toccare le mie corde. Non aveva consigli da darmi, diceva,  io ero un essere meraviglioso, la figlia che ogni genitore avrebbe desiderato. Tuttavia…solo una cosa, poteva valer la pena di essere detta: “sappi metterti anche al posto degli altri…e non trattarli sempre come avversari!”
Sul momento la frase mi sorprese un po’ ma, nell’emozione generale, lasciai cadere. Non ci ho più pensato  e per anni la lettera è rimasta nella sua busta. Poi, quando mio padre è mancato, in uno di quei momenti in cui il vuoto scricchiola pericolosamente, l’ho riletta. Volevo sentire la sua voce, ricordarmi che ero stata una brava figlia, che lo avevo reso fiero, che avevo meritato tutto quell’amore. Volevo ricordarmi che ero forte.
E, rileggendole tanti anni dopo, quelle parole mi sono apparse in tutta la loro potenza: un unico consiglio, l’unico importante. “Sii una persona migliore di così. Trova il modo per rispettare te stessa e i tuoi principii ma fallo sempre rispettando ed ascoltando chi incrocia la tua strada”. Mi piace pensare che quella frase abbia lavorato dentro di me negli anni, che sia stata la spinta silenziosa e inconsapevole a cambiare le cose, a cercare sempre modi nuovi per essere migliore. 
E non lo so se sono davvero migliore ma so che ora sto bene ogni volta che strappo un sorriso a chi non aveva la forza di farlo, ogni volta che mi concedo il lusso di cambiare idea perché qualcuno me ne ha regalata una migliore, ogni volta che ascolto fino in fondo e poi ammetto che non lo so e se anche lo so, alla fine “dipende”.

 

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